Lawrence Lessig, noto fondatore di Creative Commons, è’ intervenuto ieri, con una lectio dal titolo “Il Web e la trasparenza tra ideali e libertà”, al dibattito “Internet è libertà: perchè dobbiamo difendere la rete”, quarto appuntamento del ciclo di incontri organizzati da Capitale Digitale che si sono tenuti a Roma sul tema della nuova cultura digitale per iniziativa di Telecom, Wired e Fondazione RomaEuropa. Tra gli altri partecipanti, il Presidente della Camera Gianfranco Fini, Juan Carlos De Martin, responsabile italiano di Creative Commons, Paolo Gentiloni, Fiorello Cortiana, il viceministro Paolo Romani, autore del controverso decreto che, recependo la direttiva europea 2007/65/CE sui servizi di media audiovisi, introduce l’obbligo di un’autorizzazione preventiva per tutti quei servizi di video on demand o near video on demand e che lascia paventare forti limitazioni e filtri all’uso del Web.
Lessig ha aperto il suo intervento con tre aneddoti, legati in parte al suo impegno di esperto del diritto d’autore e in parte a ricordi della sua vita, che hanno fatto da sponda ad una prima considerazione, che “la separazione che vediamo nel mondo oggi, non è tanto una divisione tra le nazioni, ma più una separazione fra le generazioni”, un divario che ci separa dal mondo dei giovani che va approfondendosi sempre più. Internet è innovazione e l’innovazione è da taluni chiamata libertà, ha affermato, e la rete rispecchia ciò che di buono e di malvagio c’è nella società.
Ma in una valutazione di Internet oggi non può non tenersi conto di tre contesti fondamentali, ha aggiunto, che riguardano le implicazioni della rete legate al diritto d’autore, le ricadute sul giornalismo, la crescente richiesta di trasparenza. In merito al primo punto, Lessig riconosce ad Internet il merito di aver dato una grande spinta alla creatività amatoriale, una grande varietà culturale accessibile a tutti anche attraverso piattaforme come You Tube, sul quale ogni minuto vengono caricati 20h di video, strumenti destinati a chiudere se si dovessero applicare le stesse regole che regolano i vecchi media o una valutazione preventiva del materiale. La rete ha di certo fatto emergere il problema della pirateria che ha avuto come suo contraltare un aumento delle vendite digitali del 940%; e ancora l’innovazione ha toccato anche il mondo del giornalismo e delle testate dei quotidiani; la grande varietà delle nuove forme di giornalismo che la rete ha fatto sviluppare costituisce l’aspetto positivo di un fenomeno che ha il suo rovescio nel pericolo che potrebbe correre la democrazia se il giornalismo investigativo o il giornalismo basato sulle analisi perdesse forza sotto l’eccessiva pressione delle forme alternative di informazione; infine, la trasparenza, direzione che l’amministrazione Obama sta esplorando nel tentativo di dare pubblico accesso a dati che riguardano l’azione del governo, come nel caso del sito DATA.gov. La risposta matura di ogni governo a garanzia della libertà deve essere minimizzare il negativo e massimizzare il bene perchè il rapporto “più forza maggiore efficacia” è un falso in democrazia, ha asserito Lessig in conclusione; non si può impedire alle nuove generazioni di essere creativi perchè così facendo li si spingerebbe a divenire pirati e la guerra mossa ad Internet è una guerra condotta contro le generazioni più giovani. E , in merito alla richiesta di un suo parere sul Decreto Romani, Lessig ha fatto notare che se l’Unione Europea costringe a rispondere ad una domanda sbagliata dovrebbe essere fatto osservare che Internet è altro rispetto alla telediffusione e che è importante seguire di più gli input che vengono dalla generazione dei nativi digitali. Forse in questo è utile la lezione che viene dagli Stati Uniti, ricorda Lessig, bisogna prestare attenzione alla rabbia di questa generazione che pretende di avere una rete libera, si dovrà capire come rispettare questo mondo virtuale se si vuole avere il loro rispetto. L’idea di democrazia passa anche da qui, dal sapere ascoltare queste generazioni e fare attenzione alla loro rabbia.
“Invidio Lessig che vive negli Usa, il Paese che ha inventato Internet, ha commentato Juan Carlos De Martin. Gli americani adorano il nuovo per il nuovo, approvano la tecnologia, la considerano un vantaggio da saper sfruttare al meglio. In Italia è l’opposto: noi vediamo Internet solo come un problema, una minaccia. La classe dirigente dovrebbe preoccuparsi di alfabetizzare la popolazione italiana - che è tra le più anziane e meno scolarizzate dei paesi sviluppati - all’era digitale, garantire l’accesso alla Rete a tutti e educare all’uso consapevole, a distinguere le fonti e capire cos’è la diffamazione, come si impara a guidare. Altrimenti l’Italia resterà tra i Paesi sviluppati più arretrati”.
La trascrizione dell’intervento di Lessig è stato riportato su La Stampa: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201003articoli/53052girata.asp
e può essere ascoltato in lingua originale alla URL: http://blip.tv/file/3332375
Gli interventi, trasmessi in diretta Web, saranno resi disponibili nel canale ufficiale di Capitale Digitale su You Tube:
http://www.youtube.com/user/capitaledigitale
Fonti:
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=990&ID_sezione=3&sezione=
http://www.oneweb20.it/11/03/2010/lawrence-lessig-a-roma-per-parlare-di-internet-e-liberta/
http://www.dagoneye.it/blog/2010/03/12/lessig-fini-e-open-data-ovvero-la-liberta-non-e-solo-questione-di-principio/
http://www.apogeonline.com/webzine/2010/03/15/la-lezione-di-lessig-e-le-contrapposizioni-italiane
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7098&ID_sezione=&sezione=
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