Call for papers n.13 (June 2019)

The matter of the imaginary
Objects as symbols of daily life


Editors: Fabio La Rocca & Antonio Tramontana



 


Objects define the boundaries of our daily life. They reveal a constant in our anthropological root while building up the fenced area of our life. In their being technologically advanced and witnesses of the age of globalization, objects seem to play always the same script: they go with the gesture, they lead it and they give a preestablished direction to the richness of expressions of our body substance (Leroi-Gourhan). This is an anthropological issue that is, however, interwoven with the generation of social forms if we take into account that objects are as a knot of an endless network of exchanges and relations among different personalities that meet around the object itself (Simmel). Sub specie aeternitatis, but also historical matter. Technical and cognitive competences find their expressivity in the reign of the objects: a kind of general intellect gathering around its substance and that finds also ways of opposing the will of its producer and/or user (Marx). Objects are not only the crystallization of a gesture, or of a social knowledge. Into an object are concentrated desires and hopes, memories and feelings, dreams and utopias (Benjamin). Last but not least, objects are signs that, in their referring to one another, create a single global system that surrounds us daily. 


However, objects seem to be more than the mere sum of the parts through which they are built. Notwithstanding the multifarious ways of studying them, they always keep a certain degree of excess that escapes the world of knowledge.It seems that there is an obscure matter next to the touched object, to the object that resists, next to the object that drives and wraps us, next to the numinous components of the objects and next to the existential richness of the object. This obscure matter is not possible to get and, still, it does not die. But there is even more than this. By rephrasing Durand, it seems that there is a symbolic component ontologically and chronologically preceding the materiality of the object itself. 


In containing substance and symbols, in gathering together convenience and dream, in composing the rationality of function and the irrationality of desire, objects do stand as melting points of the complexity of human beings and they find in daily life the scenario for the emergence of those things. When applied to objects, the lens of the imaginary may represent the gateway to access the untameable excess of substance, a viaticum to access the dark side. When looking at an armchair or a car, a gadget or a body prosthesis, a book or a piece of cutlery, a glass or a smartphone, in considering each of these objects a symbolic image having a materiality, it is possible to get in touch with that “universal symbolic language through which we give a shape to feeling, images, ideas and actions” (Wunenburger). Objects thus become the “matter of the imaginary” and it is with them that we are lead into the generative process of social meaning that is determined in daily life. In this perspective, objects are energetic entities that push the collective behaviour to take on unprecedented shapes: we are gathered together or separated on the base of the deep emotive dimension rooted in the symbolic component contained in objects. On the other hand, the investigation of the ‘removed’ gets harder and harder when it becomes less accessible, that is the bigger our exposure to that materiality is, the smaller our ability to investigate the invisible qualities of objects. The more objects crowd our life, the less we manage to get in touch with their imaginary component. 


This is our proposal for im@go next issue: a journey in the exploration of daily daydreams via the study of the invisible order of today’s time. A journey into enter the viscerality of things and to rediscover the symbolic dimension contained in objects used in our daily life.


Proposals may be submitted in Italian, English, and French, and sent simultaneously to: rivistaimago@gmail.com; tramontanaantonio@gmail.com; fabio.la-rocca@univ-montp3.fr.  


Deadline for the submission of abstracts: February 10th, 2019
Notification of abstract acceptance: February 27th, 2019
Preliminary papers to the editors: April 14th, 2019
Revised peer-reviewed papers to the editors: June 10th, 2019
Publication: June 2019


 


__________________ 


* ITALIAN*


 

La materia dell’immaginario
Oggetti come simboli della vita quotidiana

Gli oggetti definiscono il perimetro del quotidiano. Nel costituire le mura di cinta della nostra vita, gli oggetti manifestano una costante della nostra radice antropologica. Per quanto avanzati tecnologicamente o per quanto testimoni dell’epoca della globalizzazione, gli oggetti sembrano recitare sempre lo stesso copione: accompagnano il gesto, lo guidano e danno una direzione prestabilita alla ricchezza di espressioni della nostra corporeità (Leroi-Gourhan). Questione antropologica intrecciata però alla generazione delle forme sociali se si considera che gli oggetti si presentano come nodo di una infinita rete di scambi e relazione tra personalità differenti che s’incontrano proprio attorno alla presenza dell’oggetto (Simmel). Sub specie aeternitatis, ma anche cifra storica. Le capacità tecniche e cognitive trovano nel regno degli oggetti la loro espressività: una sorta di intelletto generale che si addensa nella materia e che trova anche i modi di opporsi alla volontà del suo produttore e/o utilizzatore (Marx). Alla cristallizzazione di un gesto o di un sapere sociale occorre considerare l’addensamento di desideri e speranze, di memorie e affetti, di sogni e utopie, che un’intera collettività proietta sugli oggetti (Benjamin). Infine gli oggetti sono segni che, rimandandosi l’un l’altro, creano attorno a noi un unico sistema globale che ci circonda quotidianamente (Baudrillard). 


Tuttavia gli oggetti sembrano essere più della somma delle parti con i quali sono costruiti. Nonostante le multiformi vie per studiarli, essi conservano sempre un certo grado di eccedenza che sfugge al mondo della conoscenza. Accanto alla cosa toccata, alla cosa che oppone resistenza, alla cosa che ci guida e ci avvolge: alla componente numinosa degli oggetti; a tutta questa ricchezza esistenziale degli oggetti sembra esserci una sostanza oscura, una parte che non si lascia rapprendere e che, tuttavia, non cessa di esistere. Una componente contrapposta alla materia ma che, insieme ad essa, ne completa la ricchezza dell’oggetto. Di più. Per parafrasare Durand, negli oggetti sembra esserci una componente simbolica che precedere ontologicamente e cronologicamente la materialità dell’oggetto stesso (Durand). 


Nel contenere la materia e il simbolo, nel riunire praticità e sogno, nel comporre la razionalità della funzione e l’irrazionalità del desiderio: a partire da qui l’oggetto rappresenta un punto di fusione della complessità dell’uomo e trova nella vita quotidiana lo scenario di emersione di questo stato di cose.  Una prospettiva di studio del mondo degli oggetti che prende in considerazione l’immaginario potrebbe essere la via per accedere all’indomabile eccedenza della materia, un viatico per accedere all’oscuro. Nel vedere una poltrona o un’automobile, un gadget o una protesi corporea, un libro o una posata, un bicchiere o uno smartphone; nel considerare ognuno di questi oggetti come un’immagine simbolica dotata di materialità è possibile entrare in contatto con quel “linguaggio simbolico universale attraverso il quale diamo forma a emozioni, immagini, idee e azioni” (Wunenburger). Insomma l’oggetto diviene la “materia dell’immaginario” ed è con loro che ci immettiamo nel processo generativo del significato sociale che si determina nella vita quotidiana. In questa prospettiva gli oggetti sono entità energetiche che spingono il comportamento collettivo ad assumere forme inedite: ci riuniamo o dividiamo sulla base della dimensione profonda, di carattere emotivo, radicata proprio nella sua componente simbolica racchiusa negli oggetti. 


D’altra parte l’indagine del rimosso degli oggetti si fa ardua nella misura in cui diviene sempre meno accessibile – dal momento cioè che maggiore è la nostra esposizione a tale materialità, minore è la nostra capacità di sondare le qualità invisibili degli oggetti. Più gli oggetti affollano la nostra vita, meno noi riusciamo a entrare in contatto con la loro componente immaginaria. Questo è quanto propone il futuro numero di im@go: un viaggio per esplorare le fantasticherie del quotidiano attraverso lo studio dell’ordine invisibile del tempo odierno. Un viaggio per entrare nella visceralità delle cose e per riscoprire la dimensione simbolica racchiusa negli oggetti d‘uso della vita quotidiana. 


Le proposte possono essere sottoposte in italiano, inglese e francese, e pervenire contemporaneamente alla redazione e ai curator utilizzando I seguenti indirizzi: rivistaimago@gmail.com; tramontanaantonio@gmail.com; fabio.la-rocca@univ-montp3.fr.  


Deadline degli abstracts: 10 febbraio 2019 
Comunicazione agli autori entro il 27 febbraio 2019
Deadline dei papers: 14 aprile 2019 
Revisione finale 10 giugno 2019
Pubblicazione: Giugno 2019


 


 


__________________ 


* FRENCH*


 


 


La matière de l’imaginaire
Objets comme symboles de la vie quotidienne

Les objets définissent le périmètre du quotidien. En construisant les remparts de notre vie, les objets manifestent une constante de notre racine anthropologique. Au-delà de leur avancement technologique ou en tant que témoins de l’époque de la globalisation, ils accompagnent le geste en le guidant et en lui donnant une direction préétablie selon la richesse d’expression de notre corporéité (Leroi-Gourhan). Cette question anthropologique est reliée à la génération des formes sociales si nous considérons que les objets se présentent comme nœud d’un réseau d’échange et de relations entre personnalités différentes qui se rencontrent autour de la présence de l’objet (G. Simmel). Les capacités intellectives et techniques trouvent dans le royaume des objets leur expressivité : une sorte d’intellect général qui s’accumule dans la matière et trouve aussi les modes de s’opposer à la volonté de son producteur et/ou utilisateur (K. Marx). À la cristallisation d’un geste ou d’un savoir social, il faut considérer la densification de désirs et espoirs, mémoires et affects, rêves et utopies qu’une collectivité entière projette sur les objets (W. Benjamin). Les objets sont aussi des signes créant autour de nous un unique système global qui nous enveloppe quotidiennement (J. Baudrillard).


Pourtant les objets semblent être plus que la simple somme des parties qui les composent. Malgré les diverses voies pour les étudier, ils conservent toujours un certain degré d’excédent qui échappe au monde de la connaissance. À la richesse existentielle des objets semble y avoir une substance obscure, une partie qui ne se laisse pas apprendre et qui, de toute façons, ne cesse d’exister. En paraphrasant G. Durand, dans les objets semble y avoir une composante symbolique qui précède ontologiquement et chronologiquement la matérialité de l’objet même. L’objet, en tant qu’élément possédant en même temps matière et symbole, praticité et rêve, rationalité dans sa fonction et irrationalité dans le désir, représente un point de fusion de la complexité de l’homme et trouve dans la vie quotidienne le scénario d’émersion de cet état des choses. 


Une perspective d’étude du monde des objets qui prend en considération l’imaginaire pourrait être la voie pour accéder à la surabondance de la matière, un viatique pour accéder à l’obscur. En voyant un fauteuil ou une voiture, un gadget ou une prothèse corporelle, un livre ou une fourchette, un verre ou un smartphone, en considérant chacun de ces objets comme une image symbolique dotée de matérialité, il est possible entrer en relation avec ce « langage symbolique universel à travers lequel nous donnons forme aux émotions, images, idées et actions » (J.J. Wunerburger). En somme l’objet devient la « matière de l’imaginaire » et c’est avec eux que nous nous plaçons dans le processus génératif de la signification sociale en œuvre dans la vie quotidienne. Ils nous permettent ainsi d’entrer en relation avec le monde (M. Maffesoli). Dans cette direction, les objets sont des entités énergétiques qui poussent le comportement collectif à assumer des formes inédites : nous nous réunissons ou partageons sur la base de la dimension profonde, à caractère émotionnelle, éradiquée dans sa composante symbolique enfermée dans les objets. Plus les objets envahissent notre vie, moins nous réussissons à entrer en relation avec leur composante imaginaire. 


C’est cette perspective que propose le futur numéro de im@go: un voyage pour explorer les rêveries du quotidien à travers l’étude de l’ordre invisible du temps actuel. Un voyage pour rentrer dans les viscères des choses et redécouvrir la dimension symbolique incorporée dans les objets d’usage de la vie quotidienne. 


Les propositions peuvent être présentées en italien, anglais et français, et elles peuvent parvenir à la rédaction et aux éditeurs en écrivant aux adresses suivantes: rivistaimago@gmail.com; tramontanaantonio@gmail.com; fabio.la-rocca@univ-montp3.fr.  


Deadline des abstracts: 10 février 2019
Communications aux auteurs avant le 27 février 2019 
Deadline des papers: 14 avril 2019 
Révision finale avant le 10 juin 2019
Publication: Juin 2019