«Vedi dunque che il caso è molto grave». Lettere di familiari a sospettati di diserzione nella Grande Guerra: tre esempi “siciliani”

Claudio Staiti

Abstract


L’articolo si propone di indagare il funzionamento della censura postale e dei tribunali militari durante la Grande Guerra attraverso il rapporto epistolare intercorso fra i sospettati di diserzione e i propri familiari, con particolare attenzione alle testimonianze del fondo del Tribunale Supremo Militare conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato a Roma. Dopo una prima ricostruzione del funzionamento della censura postale militare in Italia durante gli anni del primo conflitto mondiale, viene dato risalto al dibattito storiografico circa l’uso delle lettere come fontI per la storia. Al rapporto tra censura postale e giustizia militare viene dedicata l’ultima parte dell’articolo, con particolare rilievo al caso degli accusati di diserzione. In questa sede, vengono resi noti tre testi, sinora inediti, conservati nel fondo del Tribunale Supremo Militare. Si tratta di una lettera e due cartoline, tutte spedite tra il giugno e l’agosto del 1916 da o per la Sicilia. Si è scelto di circoscrivere l’attenzione al territorio siciliano in quanto la regione, ai margini del regno d’Italia e lontana dalla linea del fuoco, è al momento al centro degli interessi di ricerca dell’autore, sulla scia di un recente filone di studi riguardante la partecipazione dell’isola alla Grande Guerra. Dal punto di vista storiografico, si tratta di fonti estremamente interessanti poiché, da una parte, testimoniano il modo di operare e le scelte della censura militare, dall'altra, ci raccontano quali fossero le emozioni, i sentimenti e la posta in gioco per i militari e le loro famiglie nel caso in cui si passasse dall'altro lato del campo come prigionieri e si fosse per questo accusati di diserzione.

Keyword


prima guerra mondiale; grande guerra; italia; sicilia; censura postale; tribunale militare; lettere; diserzione

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DOI: http://dx.doi.org/10.6092/2240-7715/2016.1.109-126

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