La costruzione dell’influenza nel cyberspazio: la seconda vita della Lega (Nord)

Marco Centorrino, Piero Rizzo

Abstract


L’era elettrica ha stravolto il mondo nel breve volgere di qualche decennio. L’apice di questo processo di trasformazione può essere ben sintetizzato dai nuovi standard percettivi e cognitivi riferibili al concetto di cybercezione coniato da Ascott (1994)1, che esprime la portata e gli effetti della transizione dell’essere umano dalla realtà empirica a quella virtuale, grazie all’utilizzo di tecnologie che rivestono la funzione di protesi della mente. In questo scenario, reinventato dall’information processing, sono mutati i linguaggi, le modalità percettive e relazionali; è cambiato il processo di acquisizione delle informazioni, ma anche la dotazione “tecnologica” propedeutica alla costruzione dei significati nell’interazione con l’ambiente empirico. E, quindi, anche le modalità di formazione del pensiero e dell’opinione. Il concetto stesso di mediazione ha subito un decisivo mutamento, dando vita a una dinamica dalle molteplici sfaccettature ed in continua evoluzione: fino a qualche anno fa, appariva dominante il tema della ri-mediazione, per indicare la capacità dei media di agire secondo una doppia logica, in cui, per un verso, riuscivano ad assumere una dimensione di “trasparenza” e, per l’altro, erano capaci di manifestarsi in tutta la loro capacità tecnica (Bolter e Grusin, 1999). Oggi quella dicotomia trova una controparte strutturale nella premediazione (Grusin, 2004): una logica delle mediazioni mirate a disegnare una serie di scenari possibili, prefigurando (premeditando, appunto) i futuri possibili.

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DOI: http://dx.doi.org/10.6092/2240-7715/2019.1.19-37

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