Il Mediterraneo, scenario in perenne movimento, luogo di tragedie post moderne. Spunti analitici su un saggio geoculturale e scientifico di Giuseppe Campione

Velleda Bolognari

Abstract


Il Mediterraneo, il mare tra le terre, il “piccolo globo azzurro”, un paesaggio geograficamente lambito dalle acque, tra le numerose vicende marine mitologiche e storiche è un’area di diffusa civiltà tramandata. La rappresentazione geografica del canale e l’organizzazione dinamica dello spazio lo rendono favorevole al processo di integrazione europea e lo caratterizzano come iconografia regionale. L’articolo prende spunto dalle migrazioni mediterranee che nell’epoca attuale hanno trasformato le strade dell’acqua in un luogo di tragedie e di morte. Una prospettiva
infausta per quel mare celebrato da Omero e da studiosi che, in tempi più recenti, ne hanno esaltato la bellezza, la storia, i rapporti sociali, i transiti, le etnie meticce. L’articolo intende ispirarsi a tali valori considerando l’opera saggistica di uno studioso messinese che, in sintonia con i suoi interessi culturali e scientifici in ambito geografico e politico, nella prospettiva di una “antropologia del movimento” e di una “geografia come spazio dell’accadere”, sviluppa un percorso articolato sulle recenti ed inarrestabili migrazioni del mare nostrum. Innovativo sul piano metodologico lo studioso riesce a proporre, in una visione insieme geoletteraria, geopolitica, culturale, filosofico-ermeneutica, un panorama complesso del Mediterraneo per tentare di oltrepassare la tragicità di un mare che inghiotte barche, barconi, uomini e che trasforma quel colore del vino delle sue acque nel sangue dei morti annegati.

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DOI: http://dx.doi.org/10.6092/2240-7715/2019.1.119-133

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