Vol 11 (2021)

Fresca di riconoscimento in fascia A, appena sancito dall’Anvur, la nostra rivista si avvia, a Dio piacendo, verso un futuro decennio la cui storia è tutta da scrivere. Quel che è certo è che continueremo ostinatamente a perseguire la rotta metodologica dei Performance Studies, confidando nelle inesauribili possibilità del broad spectrum prospettato da Richard Schechner.


Il passaggio da una decade all’altra, ci impone una riflessione ulteriore su cosa i Performance Studies significhino per noi.


Come si evidenzia anche in questo numero, i PS possono muoversi, e si sono mossi, in un’ampia raggiera, ma noi crediamo, speriamo non troppo a torto, che una direttrice del ventaglio schechneriano possa riguardare, come abbiamo già avuto occasione di dire, tutto ciò che è dell’uomo proprio perché lo oltrepassa in una prospettiva verticale, riportandolo a quell’origine di cui il rito non è nostalgico retaggio, o frammento polverizzato del passato, ma insostituibile attualità. Che i PS riescano a ricordarci questo, pungendoci con le loro domande e sollecitandoci a ricercare quell’“Oltre” (perché Oltre è il destino di ciò che si indaga), è già una risorsa che li rende, se non «tool for living» (come afferma il loro fondatore), sguardo ineludibile e urgente.


Quello sguardo è irresistibilmente tentato, di là dalla vuota retorica della vulgata mainstream del dibattito pseudo-culturale del tempo presente, verso l’esplorazione metafisica di un suggestivo “Other Side” dei Performance Studies.


___


Now that it can finally boast of the highest recognition by the Anvur, our review is heading, God willing, towards a future decade whose history has yet to be written. What is certain is that we will stubbornly continue to pursue the methodological route of Performance Studies, trusting in the inexhaustible possibilities of the broad spectrum proposed by Richard Schechner.


The transition from one decade to another requires us to further reflect on what Performance Studies means for us. As also highlighted in this issue, PS can move, and have moved, in a wide
radius, but we believe, we hope not too wrongly, that a director of the Schechnerian fan may concern, as we have already had the opportunity to say, everything that concerns the human being precisely because it goes beyond him in a vertical perspective,
bringing him back to the origin of ritual which is not a nostalgic heritage, but irreaplaceable actuality.


May the PS be able to remind us of this, pricking us with their questions and urging us to search for that “Beyond” (because
Beyond is the destiny of what is investigated), it is already a resource that makes them, if not a “tool for living” (as their
founder says), an unavoidable and urgent gaze.


That gaze is irresistibly tempted, beyond the empty rhetoric of the mainstream vulgate of the pseudo-cultural debate of the present time, towards the metaphysical exploration of a suggestive “Other
Side” of Performance Studies.

Cover Page

Table of Contents

Saggi

Dario Tomasello
1-10
Khalid Amine
11-26
Carla Maria Bino
27-40
Salvatore Costanza, Dario Tomasello
41-62
Salvatore Ferlita
63-68
Fabio La Mantia
69-86
Angelica Aurora Montanari
87-102
Paolo Pizzimento
103-130
Stefania Ridolfo
131-148
Fabrizia Vita
149-162
Andrea Zardi
163-180
Katia Trifirò
181-187