La Primavera di Praga: utopie, speranze, inganni e realtà

Pasquale Fornaro

Abstract


Una considerazione preliminare può aiutare a comprendere meglio la specificità e l’unicità di quanto avvenne nel 1968 durante quella che è passata ormai alla storia con il nome di “Primavera di Praga”. Questa considerazione riguarda alcuni tratti costitutivi di quel radicato e speciale sentimento nazionale che caratterizza la comunità boema e per estensione, ma limitatamente alla storia dell’ultimo secolo e con indubbie differenze su cui non è possibile in questa sede andare oltre un fugace cenno, quella slovacca. È un sentimento nazionale che parte da lontano, da un forte collegamento con il movimento spirituale-nazionale che fa capo al riformatore religioso Jan Hus e ai suoi seguaci ed epigoni nelle terre boeme.


Un sentimento nazionale, dunque, che unisce, ma che, nello stesso tempo, distingue e separa – ecco un’altra peculiarità di questo Paese, la Cecoslovacchia, che oggi non esiste più – nella misura in cui l’esperienza religiosa, civile e politica dei cechi non si fonde mai nel corso dei secoli (prescindendo dalla breve esperienza della Grande Moravia del IX secolo d.C.) con quella degli slovacchi, se non nel ventennio della Prima repubblica (1918-1938) e nel quarantennio della Cecoslovacchia socialista (1948-1989).


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DOI: https://doi.org/10.13129/2240-7715/2022.1.35-57

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