Il Carnevale di Corleone
Abstract
In tutte le culture è diffusissimo un particolare elemento tradizionale, quello della maschera, il quale, astraendo da una sua localizzazione geografica, compare in tutta la storia dell’umanità.
Si configura come espressione magico-religiosa collegata alle necessità della vita quotidiana di stabilire un cosmos nel reale caos dell’esistenza. Anche nelle pitture rupestri sono raffigurate scene riproducenti cacciatori i quali eseguono danze con l’intento, molto probabilmente, di influire sul buon esito della caccia, indossando maschere di animali. «La qualità magica di questo rito mette in rilievo l’importanza della maschera come elemento catalizzatore di forze misteriose che l’uomo può captare ed utilizzare a fini pratici» (Monti 1966: 8). La sua massima espressione la raggiunge comunque all’interno del Carnevale che, pur non essendo inserito in una liturgia ufficiale né in una ritualizzazione canonica, nei suoi significati più profondi è certamente collocabile tra le feste sacre. Da rituale prettamente pagano, legato all'alternarsi delle stagioni e alla riproduzione dei frutti della terra, si trasformò in una festa ludica e trasgressiva dove antichi riti e simboli, attenuati e deformati, si caricarono di nuovi valori.
Tra i Carnevali storici di Sicilia va annoverato quello di Corleone, benché abbia vissuto alterne interruzioni seguite da momentanee ed effimere reviviscenze, come se seguisse, con modalità e motivazioni differenti, la ciclicità della stessa festa e della storia del paese.
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DOI: https://doi.org/10.13129/2240-7715/2022.1.97-119
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